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Digitale e mondo del lavoro: cosa cambia tra e-Skill ed innovazione

Digitale e mondo del lavoro: cosa cambia tra e-Skill ed innovazione

Mar 26/Alice Bellini
Digitale e mondo del lavoro: cosa cambia tra e-Skill ed innovazione

Molti la chiamano la quarta rivoluzione industriale, quella digitale, che ha radicalmente rivoluzionato, come le tre prima di lei, il mondo del lavoro.
Per amor del vero, si tratta di una rivoluzione in pieno atto, le cui regole e innovazioni devono ancora essere scritte - almeno in parte.

Grande condottiero di questa rivoluzione, il World Wide Web, internet, e le sue prodi alleate, le nuove tecnologie, che insieme portano avanti ogni giorno un susseguirsi quasi mozzafiato di novità, sotto ogni punto di vista e in ogni settore.

L’importanza di stare al passo con questa rivoluzione è ormai chiara a tutti.
Se infatti fino a qualche anno fa si pensava di poter fare a meno di internet e del digitale, ad oggi ogni imprenditore e professionista di qualsiasi settore sa quanto sia fondamentale essere aggiornati in merito, non solo per poter mantenere la propria azienda sul mercato, ma anche e soprattutto per migliorarla.

La figura dell’e-Leader è sempre più richiesta, come anche professionisti che sappiano occuparsi dei lati più legali e burocratici di internet e digitale, come ad esempio la privacy e la sua tutela.

L’Unione Europea si è mossa in merito, mettendo in atto nuovi regolamenti, come ad esempio il GDPR, e nuovi programmi di formazione che permettano ai professionisti, esperti o nuovi che siano, di aggiornarsi sul mondo del digitale.

Il traguardo primo e fondamentale è quello di rendere la cultura digitale patrimonio di quante più persone possibile, così da facilitare l’avanzamento di tutte le aziende e le industrie sul mercato del lavoro.
Offerta e richiesta vanno di pari passo in questo caso: se la vita quotidiana e la società in cui viviamo non sono abbastanza digitali, non potranno esserlo nemmeno industrie e aziende, e viceversa.

Per questo la divulgazione e la formazione in merito alla cultura digitale sono così importanti ed è proprio su questo che bisogna puntare per potersi innovare ed evolvere sempre di più.

Ma quali sono esattamente le differenze che la rivoluzione digitale ha portato nel mondo del lavoro?
Quali le innovazioni che hanno cambiato, anche in maniera radicale, i modi di gestire, produrre, vendere, comunicare, e qualsiasi altra azione riguardi una realtà lavorativa?

Oggi, qui sul Blog di Beamat, approfondiremo proprio questi temi e scopriremo qual è il nuovo rapporto tra lavoro e digitale, cosa sono le e-skill e quali le innovazioni che ogni professionista dovrebbe conoscere.

Trasformazione digitale e lavoro: cosa serve alle aziende?

Il mercato del lavoro è in rapido cambiamento. Se da un lato il fatto che alcune professioni stiano scomparendo è un mito, in quanto si tratta solo di innovazione e mutamento di un profilo professionale già esistente in qualcosa di nuovo e più digitale, è vero anche che alcune professioni non esistevano fino a pochissimi anni fa e sono nate con l’avvento del digitale e con l’utilizzo sempre più decisivo di internet.
Alcuni esempi possono essere i social media manager, gli sviluppatori di app, o gli operatori di droni.

Nel caso invece di responsabili della tutela per la privacy, di funzionari della pubblica amministrazione, oppure di manager, si tratta professioni che sono evolute nel tempo, manifestando la necessità da parte di ogni professionista di essere aggiornato in merito ai nuovi strumenti di lavoro.

In entrambe i casi, a fare la differenza tra i vecchi e in nuovi professionisti sono le e-Skill.

L’industria 4.0 richiede che i propri professionisti abbiano uno spiccato senso del digitale, che non significa solamente saperlo utilizzare a livello pratico, ma saperlo rendere uno strumento d’innovazione, con cui ideare nuovi modelli di lavoro, nuovi servizi e prodotti, nuova produttività.

Schizza alle stelle anche la domanda di professionisti ICT: tanti gli incarichi che restano scoperti a causa di mancanza di personale qualificato, a riprova della schiacciante necessità di rendere il proprio staff o il proprio expertise al passo coi tempi.

Si può dire che le e-Skill siano a mezza via tra hard skill e soft skill.
Se da un lato infatti alcuni strumenti e alcune procedure di lavoro digitali vanno apprese in maniera molto tecnica e pratica, la competenza digitale è comunque qualcosa che riguarda anche la nostra vita privata, le nostre relazioni e la nostra spontanea curiosità.
Non si tratta infatti solamente di come lavoriamo, di come utilizziamo le strumentazioni aziendali, o di quanto ne sappiamo rispetto a un determinato argomento: si tratta di come comunichiamo, di quali nuove idee siamo in grado di proporre, di come utilizziamo il nostro tempo e di come sappiamo fare del digitale uno strumento anche interpersonale.

Al contempo, in maniera quasi paradossale, conta moltissimo anche quanto dal digitale riusciamo a distaccarci e renderci indipendenti.
Quanto riusciamo a separare la realtà virtuale da quella materiale e quanto riusciamo a mantenere salda la consapevolezza che siamo noi a gestire il digitale e non viceversa.

È infatti cruciale comprendere che utilizzare solo ed esclusivamente il digitale per lavorare e conoscere solo ed esclusivamente i nuovi metodi di lavoro equivale a non avere alcuna esperienza in merito.
Come spesso accade, la virtù sta nel mezzo ed è proprio a questo sano equilibrio che aspira l’Unione Europea con i suoi programmi per la divulgazione della cultura digitale: un utilizzo consapevole del digitale e delle tecnologie, che aiuti l’uomo a migliorare il mondo del lavoro e non a renderlo ancora più alienante e disumano.

Digitale e mondo del lavoro: cosa cambia tra e-Skill ed innovazione

Come qualificare le proprie e-Skills?

Se per i professionisti più esperti e più avanti con l’età si tratta di un aggiornamento professionale tramite corsi di formazioni pensati appositamente per loro, per i nuovi professionisti, che magari con nuove tecnologie e digitale ci sono cresciuti, si tratta di certificazioni che, nonostante le loro conoscenze, devono comunque essere inserite nel proprio curriculum vitae, specialmente nel caso di alcune figure professionali.

Un esempio possono essere tutte le innovazioni che interessano il campo della sanità, dall’e-Health alla Privacy in Sanità, oppure figure professionali come il Project Manager.
In generale, con l’avvento del nuovo GDPR che entrerà in vigore a Maggio di quest’anno e che imporrà a tutti i professionisti di tutti i settori di essere aggiornati su come si utilizzano in maniera sicura le nuove tecnologie, non c’è scampo.
Le e-Skills devono rientrare tra le competenze di tutti i professionisti che operano nel nostro Paese.

Ecco quindi che nasce anche il Workplace 4.0, vale a dire un nuovo tipo di postazione di lavoro, che fa perno ovviamente sulle nuove tecnologie per essere più efficiente e produttiva. Da qui si diramano tante nuove possibilità, come il lavoro da remoto e una comunicazione molto più veloce ed efficiente, che non richiede più una presenza fisica per poter lavorare fianco a fianco, per svolgere una riunione di lavoro o per arrivare dall’altra parte del mondo. Non si tratta più di esserci in carne ed ossa, quanto di avere tutti gli strumenti e le conoscenze per esserci come professionisti.

Di conseguenza, i lavoratori vengono responsabilizzati e gli obiettivi cambiano: cosa ne deriva?
Una maggiore produttività.
La libertà e l’indipendenza di organizzare il lavoro secondo i propri ritmi e le proprie esigenze personali porta il singolo professionista a rendere di più, oltre che ad avare una maggiore qualità della vita, sia privata che professionale, che innesca un circolo virtuoso potenzialmente infinito.

In qualche modo, si tratta di un ottimo momento per cambiare carriera, oppure fare quel salto di qualità che da tempo si aspettava di fare.
Internet e il digitale, infatti, permettono di andare incontro a grandi cambiamenti, sia per quanto riguarda le industrie, sia per quanto riguarda i singoli professionisti.

Ad aiutarli ci sono aziende come Beamat, leader nel settore della formazione e dell’aggiornamento professionale, che con i propri corsi, sia in aula che in modalità e-Learning, permette ai professionisti di tutta Italia non solo di aggiornare le proprie competenze, ma di ricevere anche certificazioni di altissimo livello, in alcuni casi valide anche in tutta Europa, così da permettere quella rivoluzione digitale sana e competente che l’Unione Europea si auspica di vedere entro il 2020.

Insomma, il tempo è arrivato per i professionisti di tutta Europa di entrare nel mondo digitale e fare la propria parte, indipendentemente dalla profilo che si ricopre.
Presto non ci sarà più posto per chi non sarà in grado di gestire queste nuove tecniche e questi nuovi strumenti.

Supporto e informazioni

Per maggiori informazioni sulla cultura digitale e sui corsi di Beamat, non esitate a contattarci su formazione@beamat.it.

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